Bloatware, l’abolizione tra Google e la campagna di raccolta firme

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Tempi duri per i bloatware: le applicazioni preinstallate non sono mai state simpatiche agli utenti Android per via dell’obbligatorietà della loro presenza negli smartphone Android – di per sè idea non malvagia, se non fosse che più della metà solitamente non è affatto utile – ma ultimamente sono finite anche nel mirino dell’Antitrust europea, dato che secondo i giudici di Bruxelles Google utilizzerebbe proprio i bloatware per attuare una forma particolare di monopolio.

Come se non fosse sufficiente, AndroidPIT, il famoso sito americano di cui è presente anche una versione italiana, ha lanciato una campagna di raccolta firme contro la presenza di bloatware sugli smartphone, e sta conseguendo un discreto successo sui social.

Pronti a scoprire il triste futuro delle app preinstallate?

Che cosa sono i bloatware

Bloatware è un termine tecnico con il quale si è soliti indicare le applicazioni preinstallate che i produttori di smartphone e di sistemi operativi inseriscono abitualmente nativamente all’interno degli smartphone.

Bloatware Android 2
Bloatware Android?

Solitamente i bloatware si suddividono in due categorie: le Google Apps, ossia le applicazioni sviluppate da Google e facenti parte del suo ecosistema (Google Play, Google Play Music, Hangout…) la cui installazione è la condicio sine qua non affinchè i produttori possano utilizzare Android al’interno dei propri device; la seconda categoria è rappresentata da tutte quelle app che questi ultimi obbligano gli utenti a mantenere e, a parte rare case di produzione che si impegnano nella realizzazione di app preinstallate di qualità, solitamente presentano un’utilità quasi nulla.

L’arduo percorso dei bloatware

I bloatware sono finiti nell’occhio del ciclone a seguito della decisione da parte dell’Antitrust europeo, l’ente delegato alla regolazione delle dispute commerciali in ambito di monopolio e diritto concorrenziale, di multare Google a causa delle sue posizioni di estrema predominanza non solo ma anche nel campo delle applicazioni, ambito dove i bloatware sono considerati uno strumento diretto ed efficace per il mantenimento di tale dominazione.

Bloatware Android 4
Google si scontra ancora con l’Unione Europea

Google, attraverso le parole lasciate dal suo general counsel Kent Walker all’interno del suo blog, ha espresso irritazione per la decisione dell’organismo europeo, che ha definito le accuse “non corrette“; la stessa Margrethe Vestager, la commissaria UE che per prima scatenò l’attacco frontale alle multinazionali della tecnologia sin dal 2000, non avrebbe tenuto in considerazione l’ascesa di altri gruppi come Amazon ed eBay, particolarmente nel settore del commercio; con l’uscita di Amazon Underground poi il colosso dell’e-commerce si sta sempre più inserendo nel mercato delle applicazioni, in cui Google nell’arco di pochi anni potrebbe non avere più il monopolio esclusivo.

Bloatware Android 1
Google App: davvero indispensabili?

Ma l’antipatia nei confronti delle app preinstallate viene dimostrata anche dal basso con un’iniziativa popolare e democratica come la raccolta firme, strumento tanto amato dalle persone quanto inefficace nel contrastare le decisioni di aziende e major: il sito americano AndroidPIT ha lanciato una tale iniziativa sulla piattaforma ipetitions.com (potete leggere il bando QUI nella sua versione inglese e QUI nella sua versione italiana), nella speranza di poter contrastare la pratica di inserire come app di sistema prodotti dai contenuti poco interessanti ma soprattutto affamate di risorse del sistema operativo. Il goal che il sitosi propone è di 50.000 firme, peso necessario per potersi recare dai maggiori produttori di smartphone e chiedere loro di diminuire il numero di bloatware.

Non sappiamo nè se raggiungeranno il quorum nè se l’iniziativa potrà davvero servire: comunque sia, QUESTO è il link al quale firmare la petizione.

Cosa sono davvero i bloatware? Ve lo spieghiamo noi in QUESTA Guida per Nuovi Utenti!

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