Quando le app non sopravvivono agli sviluppatori – EDIToriale

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È notizia di qualche giorno fa che Secret, il famoso social network alternativo, ha chiuso i battenti in maniera definitiva: la motivazione non è apparsa a tutti molto chiara sin dall’inizio, e lo stesso comunicato che gli sviluppatori hanno rilasciato sul loro sito ufficiale non ha convinto del tutto non solo i detrattori, ma soprattutto i fan dell’applicazione. La giustificazione ufficiale (che, diciamocela pure tutta, non è nemmeno troppo inverosimile) riguarderebbe l’utilizzo improprio che gli utenti avevano iniziato a fare dell’app e dei suoi meccanismi di comunicazione: da social network “privato”, Secret era diventata un’app di chatting per l’organizzazione di appuntamenti al buio.

Amareggiati dall’aver dato vita ad una mostruosità che traboccava completamente il limite di ciò che gli sviluppatori erano disposti a sopportare, dato che ormai non la sentvano più come propria, Secret è stata chiusa, i server che ne permettevano il funzionamento, offline, e l’app stessa è stata rimossa dal Play Store, onde evitare che utenti poco informati continuassero ad aspettarsi di trovare tra le mani uno dei social network più promettenti della rete.

Non si tratta certo della prima volta che uno sviluppatore perde il controllo della propria applicazione, nè si tratterà dell’ultimo: un classico esempio di quella che si potrebbe definire, in termini totalmente parascientifici, “Sindrome di Frankenstein“; il creatore che perde il controllo della propria creatura, e quel che è peggio, proprio nel momento di maggiore fama e diffusione. Dunque il punto è proprio questo: quando un’applicazione non sopravvive al proprio sviluppatore?

Ho raccolto i tre casi più famosi: sapremo trarre le dovute conclusioni alla fine.

Secret

Partiamo con il caso più fresco che, paradossalmente, avrà scottato qualcuno: Secret, il famoso social network basato sull’anonimato, ha chiuso qualche giorno fa, e a comunicarlo sono stati gli stessi sviluppatori, David Byttow e Chrys Bader, attraverso un articolo sul sito ufficiale dell’app. Le motivazioni sono comprensibili, e confrontandole con le notizie che circolavano sulla Rete da qualche tempo, anche fondate: Secret, che possiamo comunque definire un parente statunitense di InSegreto, fondava il suo successo sull’anonimato e l’incomunicabilità tra gli utenti.

secret sviluppatori app android
Avevate mai utilizzato Secret? Peccato!

L’applicazione infatti permetteva agli utenti di pubblicare su una bacheca pubblica sfoghi personali, denunce di soprusi, confessioni segrete e più in generale ogni genere di contenuto, naturalmente protetti dal totale anonimato. Questo aveva favorito enormemente il successo dell’app, che in poco tempo si era guadagnata i primi posti nelle classifiche di Google Play e dell’App Store; un’ascesa che pareva incontrastata, sino a che gli sviluppatori non decisero di inserire una chat interna che permettesse agli utenti di relazionarsi tra loro, segnando l’inizio della fine. Cyberbullismo ed incontri al buio divennero il pane quotidiano di Secret, tanto da venire bandita da tutti i market di app del Brasile, dopo una sentenza di una corte distrettuale. Non mi stupisce che David e Chrys abbiano deciso di chiudere un progetto che, ormai, era stato stravolto e che si stava guadagnando online anche una brutta fama.

Purtroppo però la situazione sembra essere molto più complessa e, soprattutto, più oscura: a spingere i due sviluppatori, ex-dipendenti di Google, sarebbero stati anche e soprattutto motivi economici, derivanti da alcuni prelievi troppo sostanziosi effettuati dal duo presso la cassa comune dell’app. Ma i punti sono talmente tanti, e tanto diversi gli uni dagli altri, da meritare un articolo a parte.

Motivazioni: tradito lo spirito originario dell’app; legali; economiche

Flappy Bird

Chi non conosce la storia di Flappy Bird, probabilmente non è degno di essere definito “utente Android“: uno dei giochi più famosi e popolari di sempre (ma non per questo uno dei più belli, complessi o, specialmente, memorabili), Flappy Bird ha fondato il suo successo – che posso definire “incredibile” a ben ragione – sulla banalità del gameplay, sulla povertà grafica e sulla monotonia dei livelli. Tutti elementi che teoricamente dovrebbero essere nient’altro che epitaffi sulla tomba di qualsiasi gioco, ma Flappy Bird ha saputo sfruttare in maniera eccellente le proprie – terribili – features.

flappy bird sviluppatori app
Non ne sentiremo la mancanza, ma nel bene e nel male ha fatto un po’ la storia di Android

Non starò certo a spiegare quali erano i meccanismi di gioco di Flappy Bird nè quale fosse lo scopo, ma tale fu il successo che il suo sviluppatore, il vietnamita Dong Nguyen, all’apice del successo, dichiarò di guadagnare più di 50.000$ al giorno, provenienti solamente dai profitti ricavati dai banner pubblicitari del gioco. Ciononostante Dong decise, dopo otto mesi di vita, di sopprimere Flappy Bird, rimuovendolo dagli store di Android ed iOS e negando che in futuro sarebbe mai più stato ripubblicato su Google Play. Immediatamente la rete venne invasa da cloni di infima qualità (anche se noi ne abbiamo trovati ben 10, e tutti fantastici! Date un’occhiata QUI alla nostra Top10) e da offerte che raggiunsero sino i 10.000$ per l’acquisto di smartphone contenenti installato Flappy Bird.

Le motivazioni che spinsero Dong al ritiro del suo popolarissimo gioco? Principalmente morali, ma non solo: in ogni sua intervista affermò che si sentiva dispiaciuto del fatto che Flappy Bird, ideato e sviluppato come divertente (e qui ci sarebbe da discutere) passatempo, aveva sviluppato nei suoi utenti una sorta di dipendenza, tale da diventare un problema per molte persone; ma diverse voci provenienti direttamente dal Vietnam ipotizzarono che dietro la rinuncia di Dong vi fosse anche una minacciosa causa per plagio da parte della Nintendo, che accusava Flappy Bird e il suo sviluppatore di aver copiato l’ambientazione da SuperMario.

Motivazioni: tradito lo spirito originario dell’app; legali

Catch.me

La storia di Catch.me risale ormai a due anni fa, e non mi stupirei se non tutti si ricordassero della passata esistenza di uno dei più grandi rivali che Evernote abbia mai dovuto affrontare.

app Catch.me notes sviluppatori
Bye bye!

Catch.me nacque nel lontano 2010 come startup, ma immediatamente catturò l’attenzione di decine di migliaia di investitori, tanto da ricevere 9 milioni di dollari come primo finanziamento; successivamente arricchì il su parco di applicazioni con le sussidiarie AK Notepad e Compass, arrivando, nel 2013, a fondare il Catch Team, una vera e propria base organizzativa per un team dedicato non soltanto allo sviluppo di app, ma anche alla consulenza finanziaria e marketing. Ma, proprio in quel momento, il team decise di chiudere tutti i propri servizi mobile, concedendo agli utenti solamente 2 giorni di tempo per eseguire il download degli appunti salvati nella memoria cloud proprietaria.

Si trattò sicuramente di un colpo basso: migliaia di utenti persero i propri dati per via del breve lasso di tempo concesso per compiere il backup, mentre molti altri lamentarono la scarsezza d’informazioni fornite dal Catch Team riguardo la repentina chiusura dell’applicazione. Si ipotizzò una mancanza di fondi, ma ci risulta particolarmente difficile pensare che Catch.me, con un attivo che variava dai 5 ai 10 milioni di download, potesse soffrire di mancanza di adeguate coperture finanziarie. Molto più probabile ritenere che la spietata concorrenza di Evernote, nonchè il progressivo disinteresse da parte degli sviluppatori (giustificarono il ritiro con “ci dedicheremo ad altri progetti“), abbiano alla fine accelerato un processo forse evitabile.

Motivazioni: concorrenza, perdita d’interesse

Conclusioni

Come possiamo concludere questa breve panoramica sulle applicazioni che, per una ragione o per l’altra, all’apice del successo sono state ritirate dai market e mai più ripubblicate? Innanzitutto si possono riscontrare delle similitudini tra le motivazioni che ho provveduto a riassumere al termine di ogni paragrafo, ma tutte hanno in comune un dettaglio: lo sviluppatore. Se infatti alcune spinte esterne (cause legali, pressioni economiche) possono aver contribuito al ritiro di un’applicazione, in tutti e tre i casi è stata la debolezza dello sviluppatore a chiudere definitivamente la partita.

Che le applicazioni possano godere di un solido futuro solo quando sono in mano a grosse compagnie? Non è del tutto vero, dato che, a differenza delle startup, le multinazionali sono molto più soggette alle regole ferree del mercato e alle logiche del marketing, mentre lo sviluppatore indipendente tende ad affezionarsi maggiormente alla propria creatura. A VOLTE.

Come sempre, errare humanum est.

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