Sette giorni senza connessione internet – EDIToriale

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Cosa diventa uno smartphone senza internet? O, meglio, che cosa diventa senza connessione dati? È quello che tenterò di spiegare nell’EDIToriale di questa settimana: dopo aver infatti terminato i 2GB mensili di promozione Vodafone (attraverso la bieca trappola del 4G, su cui cercherò di non dilungarmi troppo) mi sono ritrovato senza traffico dati, e dunque isolato dal resto del mondo, ad una settimana dal rinnovo.

Pianto e disperazione! È questa la prima reazione che un normale utente Android prova al primo impatto, sapendo che per sette giorni, sette lunghissime fasi solari, dovrà sottostare alle capricciose voglie della Dea del Wifi, che dispensa avidamente e con amara parzialità i propri frutti elargendo coperture totali e gratuite ad alcuni territori, mentre in altri si dimostra avara e priva di misericordia, gettando gli abitanti di quelle terre maledette nella disperazione e nella barbarie. In parole povere, senza connessione dati ci si accorge di molte cose, tra cui la scarsa distribuzione della connessione gratuita da parte delle amministrazioni comunali sul territorio a cui – parzialmente – i privati tentano di sopperire.

Il mio diario avrà inizio il giorno esatto in cui la Vodafone, dopo svariate minacce ed avvertimenti tramite SMS, mi avvisò di aver raggiunto il limite massimo consentito di traffico dati. Ciò che ho scritto, nascosto da una patina d’ironia, vuole anche essere una riflessione sulle applicazioni ed Android in generale: il sistema operativo di Google dipende troppo dalla connessione Internet? Se sì, è un bene o un male? Dovremmo richiedere più servizi offline, od una maggiore copertura Wifi?

Cerchiamo di scoprirlo.

Giorno 1 – La scoperta

Naturalmente la prima reazione è di orrore e disperazione: i 2GB del traffico dati sono terminati, complice anche e soprattutto la connessione 4G che la Vodafone ha “donato” gratuitamente per un mese ai suoi utenti. Di per sè la promozione non è malvagia, considerando che molto spesso i piani tariffari stipulati prevedono soltanto in parte una connessione 4G, mentre per il resto si parla ancora di traffico in 3G.

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Dannato 4G

La connessione 4G in Italia è ancora, in gran parte dei territori, inutile per gli utenti: poco presente per via del lento passaggio da 3G a 4G (mentre in Europa si sta già parlando di 5G!), vorace in termine di traffico dati e molto esigente sotto il punto di vista del consumo energetico. Ci vorranno ancora molti anni prima che si possa considerare il 4G come una normalità in fatto di connessioni in Italia, e non l’eccezione o lo straordinario.

Il primo giorno si avvertono subito i cambiamenti, ma non ci si preoccupa più di tanto: abituato sino al giorno prima ad essere sempre connesso, mi ritenevo pienamente all’altezza della sfida che mi si presentava davanti; dato che il traffico dati tendo ad utilizzarlo solamente in caso di bisogno (o almeno così pensavo: per controllare ogni tanto WhatsApp, Hangouts e Facebook, per condividere i post di AppElmo, per mantenere il controllo della situazione su Twitter, per scaricare canzoni e brani con Tubemate, per utilizzare Google Traduttore e Google Maps in caso di bisogno… troppe cose, in effetti), la giornata è scorsa tranquillamente. Niente panico, un poco di insicurezza, ma nulla che il Wifi dei pochi lidi sicuri – la casa, l’università, la piazza del comune di Bologna – potesse scacciare in poco tempo.

Giorno 2 – La consapevolezza

Il secondo giorno comincia a prendere forma la consapevolezza del fatto di essere relativamente isolato dal resto del mondo: nei momenti di noia che intercorrono tra uno spostamento e l’altro sui mezzi pubblici non posso consultare Facebook nella speranza che gruppi, pagine e/o amici producano materiale sufficientemente interessante da svagarmi. Mi guardo comunque intorno, ma il paesaggio urbano che mi circonda mi è talmente familiare da risultare noioso.

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La cultura pesa

Wikipedia non è consultabile senza connessione internet, e mi rendo conto di questo non appena tento di ricercare un evento o un personaggio che, scovato in un articolo del quotidiano che sfoglio sul treno, mi è del tutto o in gran parte sconosciuto. Il fatto che si possano salvare le pagine in modalità offline mi è del tutto inutile: nessuno possiede la sfera di cristallo, e di conseguenza non è possibile prevedere, nel momento in cui si dispone di una connessione, quali voci dovrò consultare non appena sarò fuori dalla portata del Wifi. E, non appena giungo in una zona coperta da una rete gratuita, l’interesse è già scemato, oppure l’oggetto della ricerca mi è già passato di mente.

Giorno 3 – La frustrazione

Come si suole dire ai fumatori, agli alcolisti e a tutti coloro che tentano di disintossicarsi da una dipendenza, “il terzo giorno è quello più duro”. Com’è vero.

Il terzo giorno è infatti il momento peggiore: ci si è resi conto sia di essere completamente senza connessione internet, ma allo stesso tempo di non essere nemmeno a metà strada del lungo cammino che porta al rinnovo della promozione.

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Troppe, troppe notifiche!

WhatsApp è però l’app di cui sento maggiormente la mancanza: non solo perchè, ovviamente, proprio nel momento in cui non si dispone del traffico dati gli amici hanno deciso di organizzare un evento (organizzazione di cui verrete a conoscenza solamente nel momento in cui questa sarà già stata preparata, votata e stabilita a voto di maggioranza dai partecipanti), ma anche per via di quel senso di insicurezza che si prova quando si è consapevoli di non essere raggiungibili se non con i tradizionali SMS e chiamata. Ogni volta che ci si connette ad una rete Wifi si ricevono tonnellate di messaggi da gruppi e chat private, con domande o magari richieste a cui molto spesso è troppo tardi per rispondere.

Giorno 4 – La rassegnazione (e la riorganizzazione)

Naturalmente non ho passato i sette giorni del mio isolamento a crogiolarmi nella mia disperazione: mi sono organizzato per affrontare la situazione.

Ogni volta che esco di casa, e dunque mi allontano dalla sicura rete Wifi domestica, mi assicuro di aver spulciato ogni email, risposto ad ogni messaggio su WhatsApp, condiviso e controllato tutto ciò che bisognava condividere e controllare. Finito il check-in, via nel mare aperto, perlomeno più tranquillo.

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Verissimo!

La copertura Wifi delle città (personalmente posso parlare di Bologna e Forlì, un comune in provincia del capoluogo dove ha sede la mia università, mi saprete dire voi se la situazione è simile o uguale anche altrove) è del tutto povera e squallida rispetto a quelle che sono le esigenze dei cittadini. Pur dando per scontato, ma in maniera del tutto arbitraria, che chiunque possegga un piano dati per soddisfare le proprie esigenze di connessione, le amministrazioni comunali non hanno assolutamente pensato di estendere la copertura della rete Wifi non solo nella piazza davanti alla sede del comune e in qualche luogo da lì poco distante, ma anche in altri edifici ad alta frequentazione, come la stazione o le vie del centro. E non possono essere di certo i privati a sopperire a queste mancanze, dato che il MCDonald, il Burger King o il bar di turno richiedono una consumazione per poter acquisire la password per accedere al Wifi, e non posso di certo ingrassare di cinque kili perchè il mio comune preferisce destinare l’intero bilancio alle piste ciclabili. Sacrosante, per carità, ma non esistono solo quelle.

Giorno 5 – Lo smarrimento

Ormai non ho più particolari problemi ad affrontare i lunghi spostamenti senza connessione internet: attrezzato con giornali, fumetti o libri mi sento completamente, o quasi, a mio agio.

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Senza Google Maps si è persi?

Google Maps però non funziona senza connessione internet, e l’amara verità la scopro nel momento in cui l’autobus, per ritardo mio o anticipo suo, non passa alla fermata e mi ritrovo a dover calcolare un nuovo percorso per raggiungere la mia destinazione. Ecco allora approfittare di ogni autista e passante disponibile per cercare la via, il numero civico, la fermata giusta, anche se molto spesso si ricevono solamente delle risposte inconcludenti, qualche “mi spiace ma non ho spiccioli” (eppure non penso che un mendicante con il portatile sotto braccio sia una visione molto comune) e molti sguardi interrogativi a sottointendere: “Ma perchè non guardi Google Maps ed eviti di rompermi le scatole?”. Se potessi, signora mia, se potessi!

Giorno 6 – La nostalgia (canaglia)

Ormai, vedendo da fuori la situazione, il grosso è stato fatto: manca solo un giorno al rinnovo della promozione, il cielo non ci è caduto sulla testa e non ricevere costantemente notifiche ed insopportabili “dlìn” che ti obbligano ad essere sempre e comunque presente (qualcuno ha parlato di WhatsApp?) è ormai un fatto positivo. Ma l’imprevisto è in agguato.

Dino Run - Dinosty
Game over!

Chrome, ridotto ad un easter egg con cui passare il tempo nei momenti di noia, è il fattore scatenante: la sua inutilità intrinseca diventa il fattore scatenante di un’ondata di tremenda nostalgia , che mi assale al collo e mi trascina giù, in basso, in un momento di disperazione. Ammetto che la desolazione scaturita dalla constatazione di non poter più compiere le mie ricerche – per qualunque pensiero che mi passasse per la testa – mi ha spinto a pensare a compiere gesti estremi, come pagare un SOS della Vodafone per 500 MB giornalieri in più (ad un prezzo tale che in proporzione l’iPhone 6 Plus è a buon mercato). Per fortuna, dopo un po’ passa, ma sono momenti da brividi.

Giorno 7 – Le conclusioni

Alfin giunge la tanto agognata luce in fondo al tunnel: il rinnovo della promozione avverrà alla sera, ma la speranza di rivedere i propri sistemi completamente operativi e non in balia dei capricci della Dea del Wifi fanno trascorrere la giornata molto più velocemente.

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7 giorni senza internet non sono così terribili… alla fine

Cosa dunque ho imparato da questa settimana di isolamento forzato? Che rimanere senza connessione internet non è un’emergenza così terribile come si potrebbe pensare: nonostante l’iniziale sbandamento, è piacevole tornare a ritmi più rilassati, senza notifiche o social network che appiattiscono la curiosità o l’interesse verso altre forme di svago. Al contempo però non è nemmeno immaginabile vivere completamente senza connessione internet: anche solo in caso d’emergenza, una rete è necessaria per reperire numeri di telefono o altre informazioni, e di conseguenza è obbligo delle amministrazioni puntare ad estendere quanto più possibile una rete Wifi che consenta una connessione magari non veloce, ma almeno gratuita e presente.

E voi? Come vi comportate quando non potete connettervi ad internet? Date di matto, o sapete sopravvivere senza? Non mancate di farmelo sapere nella barra dei commenti qui sotto, oppure inviandomi una mail all’indirizzo [email protected]! Altrimenti potete sempre inviarmi lettere minatorie sui miei profili Google Plus (dove potete aggiungermi anche dal badge laterale, naturalmente) e Twitter. Non dimenticatevi di iscrivervi alla newsletter, attraverso il form qui sotto, per non perdervi un articolo o, in alternativa, potete sempre scaricare l’app di AppElmo da Google Play, cliccando QUI o sull’immagine nella sidebar.

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