WhatsApp e le 7 fasi che hanno ucciso la nostra privacy – EDIToriale

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L’arrivo di WhatsApp Call, o, perlomeno, la notizia della sua prossima venuta nei nostri smartphone, mi porta a parlare una volta ancora di WhatsApp (avevo già preso in considerazione l’argomento qualche tempo fa, quando trattai il diritto di copyright esercitato dalla compagnia di messaggistica americana nei confronti di WhatsApp Plus, potete andare a vederlo cliccando QUI), ma non del servizio di chiamate VoIP che presto verrà implementato, quanto piuttosto del significato di privacy che WhatsApp, con il passare del tempo, ha saputo violentare e distruggere.

La privacy protagonista di questo articolo non è quella che comunemente viene violata dai servizi di geolocalizzazione delle app o dalle politiche di Facebook, quanto piuttosto la riservatezza, la rintracciabilità che, per effetto di WhatsApp, è stata brutalmente uccisa a colpi di aggiornamenti, per poi esporne tranquillamente il cadavere su una picca. Percorrerò dunque le tappe che hanno portato la mia, come la vostra, facoltà di non essere reperibili ad essere obliterata da un servizio di messaggistica che, da semplice strumento di socializzazione (molto, molto meno pericoloso di Facebook), è passato allo stadio di raffinata macchina di tortura.


FASE 1: Chat senza restrizioni

WhatsApp privacy bloccato
Così impara

Una delle basi del successo di quest’applicazione è costituito dalla possibilità, da parte dell’utente, di sapere se un proprio contatto in rubrica possiede o meno un account WhatsApp, e di poter iniziare una conversazione senza che alcun ostacolo, almeno inizialmente, vi si frapponga. Nulla di strano? Effettivamente non troppo: in questo senso WhatsApp è perfino più discreta di Telegram, che provvede automaticamente ad informarci tramite una rumorosa notifica del passaggio di uno dei nostri contatti all’azzurro servizio di messaggistica; inoltre permette di impostare un username con cui amici, conoscenti e scocciatori hanno la possibilità di inserirci tra i contatti Telegram senza essere a conoscenza del nostro numero di cellulare.


FASE 2: Online

Una delle modalità che sicuramente ha contribuito, tra le altre, ad uccidere amicizie e a sopprimere nel sonno amori nascenti: lo status di “online” pone automaticamente l’utente medio su un terreno talmente spinoso che, più che una chat, rassomiglia ad un campo minato. I rischi che si possono correre sono molteplici, e mi limiterò a citarne solo alcuni, che naturalmente possono coincidere qualora rientriate in più parametri delle classi d’utenza sotto descritte:

Fidanzato di fidanzate ossessive: come recita l’adagio, “se tu sei online e lei è online, il tuo tempo libero è finito”; qualora infatti la/il vostra/o ragazza/o (e, per non essere accusato di sessismo, ho inserito anche la possibilità che sia il ragazzo a tampinare) veda, disgraziatamente, che siete in quel momento online, è finita: non importa infatti che abbiate eseguito l’accesso per visualizzare unicamente un messaggio di un gruppo ed evitare così che suonasse costantemente nelle notifiche, lei lo interpreterà come il segnale inequivocabile che avete tutto il pomeriggio da dedicarle; pur essendo perfettamente cosciente della presenza di un vostro esame di biologia molecolare comparata il giorno successivo. E se vi azzarderete a chiudere subito la connessione, entrerete automaticamente in una pausa di riflessione.

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Fidanzate ossessive

Amico di amici sfaccendati: gli amici che non possiedono hobby, impegni sportivi o fidanzate sono costantemente online su qualsiasi social network, e WhatsApp non fa eccezione. Come podisti ai blocchi di partenza, non aspettano altro che il vostro stato si tramuti da “Ultima accesso” (vedi FASE 3) a “Online” per scrivere un messaggio che probabilmente è precompilato per tutti i contatti.

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Amici sfaccendati

Parente di parenti social: zii, nonni e genitori, per sentirsi più vicini a nipoti e figli, sentono l’impellente bisogno di tramutarsi, probabilmente anche per effetto dell’aria tecnologica che il premier Renzi trasuda da ogni fotografia, in parenti “social”: di conseguenza, alla pari degli amici sfaccendati, passeranno il loro tempo libero (e più sono anziani, più ne hanno) a chattare con voi in maniera del tutto inconcludente (e più sono anziani, più vi accorgerete del vuoto di significato che regna nei loro messaggi). E se siete online e non gli rispondete subito, la faida famigliare è dietro l’angolo.

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Parenti social

FASE 3: L’ultimo accesso

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Perle di saggezza

Correlato con la FASE 2, l’ultimo accesso è potenzialmente tanto pericoloso quanto lo status “online”: la vostra (come la mia) libertà finisce dove inizia l’ultimo accesso a WhatsApp. C’è sempre il modo di nasconderlo, ma il contrappasso è proprio l’impossibilità di visualizzare quello degli altri. Sorprendentemente, WhatsApp possiede un notevole senso dell’ironia.


FASE 4: “Sta scrivendo…”

WhatsApp privacy 2 sta scrivendo
Panico. Mi avranno visto?

Se da una parte può essere utile, nelle conversazioni private, per permettere al’interlocutore di terminare il discorso ed evitare che i messaggi si accavallino, nei gruppi l’effetto è opposto. Qualora infatti vi venisse in mente una battuta originale da scrivere in risposta ad un commento, oppure decideste di proporre un luogo di ritrovo per il sabato sera, ma cambiaste idea all’ultimo, ogni membro del gruppo vi guarderà con sospetto per almeno i tre giorni successivi. Senza contare il coraggioso tampinatore (l’amico sfaccendato della FASE 2) che vi contatterà chiedendovi cosa avevate intenzione di scrivere.


Finora mi sono sostanzialmente divertito a scherzare su aspetti che sicuramente sono andati a ledere la rintracciabilità della persona, ma che risultano essere indispensabili, o quantomeno molto utili, per un servizio di messaggistica istantanea. Ora passerò ad illustrare invece ciò che ritengo davvero i responsabili della morte della privacy, costringendo l’utente medio a compiere una scelta: o la rintracciabilità perenne, o la nomea di animale asociale.


FASE 5: La spunta di visualizzato

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Se Batman avesse WhatsApp

Il segno di visualizzazione ha subìto, da parte della comunità della Rete, un processo di mitizzazione senza precedenti: oggetto e soggetto di numerosi e sofisticati meme e parodie, la sua continua evocazione, più che dovuta da una grande attesa, era piuttosto un tentativo di esorcizzare di una paura mai sopita. Alla fine giunse (e ve lo segnalammo a suo tempo in QUESTO articolo), e, anche se molti speravano che alla fine il suo impatto sarebbe stato pari al “visualizzato” dei gruppi di Facebook (all’inizio suscitò gran terrore, ma per fortuna arrivò in un periodo in cui i gruppi Facebook venivano progressivamente rimpiazzati da quelli WhatsApp ed ebbe un effetto pressochè nullo sulle relazioni amicali), ognuno sapeva in cuor suo la triste verità.

Se infatti la visualizzazione dell’ultimo accesso dava comunque adito a scuse patetiche ma realistiche (“Scusa, sono entrato per due secondi e non ho avuto modo di notare il tuo messaggio”, “Ah, me lo avevi scritto? Poffarbacco, è vero, non l’avevo notato!”), la spunta blu del visualizzato non lascia assolutamente scampo, nè nelle chat private, nè all’interno dei gruppi. Senza contare l’estrema ingiustizia rappresentata dalla discriminazione iOS/Android: con l’iPhone è possibile visualizzare, cliccando su un messaggio, quali membri del gruppo l’hanno visualizzato, mentre su Android il compito è affidato ad un casualissimo sistema di spunte.


FASE 6: WhatsApp Web

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WhatsApp Web. Bello, vero?

La scusa più classica per giustificare la mancata risposta ai messaggi della propria ragazza, oltre all’evergreen rappresentato dalla finale di Coppa, è la ben nota passione per il computer, che spinge il fidanzato in uno stato di isolamento che nessuna notifica parrebbe essere in grado di rompere. Ma naturalmente WhatsApp non poteva lasciare scampo a questo ultimo paradiso di “non rintracciabilità”: ed ecco che arriva, in pompa magna, WhatsApp Web.

Se da una parte possiamo ritenerci al sicuro, reputandolo come un prodotto di nicchia e sicuramente non considerato da quella parte d’utenza che i telefoni li acquista esclusivamente per chattare su WhatsApp e pubblicare immagini su #Instagram,, dall’altra l’eccessiva attenzione mediatica dedicata a WhatsApp Web dalla stragande maggioranza dei quotidiani ha portato chiunque, compresa la vostra dolce metà, a conoscenza di questo strumento del demonio. E non avrete più scuse per ignorare le loro dolci notifiche.


FASE 7: WhatsApp Call

chiamate vocali su Whatsapp
WhatsApp Call: ciò di cui non avevate bisogno.

Quest’ultima FASE possiamo ancora inserirla nella categoria delle speculazioni, considerando che ufficialmente (e potete leggerlo comodamente QUI) WhatsApp Call non ha ancora fatto ingresso nel nostro Paese, se non sotto forma di pacchetti .apk presenti su XDA Developer. Ma possiamo comunque immaginare le conseguenze di questa implementazione.

Se la scusa “Perdonami, avevo finito i minuti” poteva una volta reggere la prova della fiducia, con WhatsApp Call basterà una semplice connessione dati per essere ancora, sempre e costantemente in connessione con il mondo, e reperibile per e da chiunque. Non vi sentite pieni di gioia? No? Beh, forse avete capito la gravità della situazione: WhatsApp si sta lentamente trasformando, da timida applicazione di messaggistica, in un mostro senza controllo. Il prossimo passo sarà la registrazione automatica della posizione, così come già avviene in Facebook Messenger. Ma, per quell’ora, avrò già trovato scampo su Telegram.

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