Elogio di Google Plus – EDIToriale

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Quest’oggi devierò un poco dal solco che compete a questo sito – ovvero le applicazioni Android, e la realtà a loro connessa – per andare a parlare di un argomento più generale, ma che rientra comunque nell’universo Google: Google Plus, il social network che la casa di Mountain View ha creato per venire incontro non alle esigenze di una sconclusionata e roboante orda di adolescenti, ma di un pubblico molto più maturo. In questo EDIToriale non solo andrò a parlare dei pregi di Google Plus (ma anche di alcuni suoi difetti), ma spiegherò anche perchè può essere considerato un social network di gran lunga migliore di Facebook. Avrei voluto occuparmi anche di confutare l’assurda tesi secondo cui, su 2.2 miliardi di utenti registrati, solamente dai 4 ai 6 milioni avrebbero postato un contenuto nel 2015 – attività che ha permesso all’analista di considerarli “attivi” – ma mi sono reso conto che l’articolo in questo modo assumeva proporzioni veramente mastodontiche, per cui riserverò la mia requisitoria ad un Approfondimento nei prossimi giorni.

Breve Storia di Google Plus

Iniziamo innanzitutto con una breve cronologia di Google Plus, per permettere anche a coloro che di questo social network ne sanno ben poco di informarsi a riguardo: sembrerà strano, ma Google Plus rappresenta il quarto tentativo di Google di lanciare un proprio sistema di social networking. Le sue precedenti creazioni erano, in ordine di apparizione, Orkut (lanciato nel 2004, e dal 2013 utilizzato unicamente dalla sussidiaria Google Brazil, poi definitivamente ritirato nel 2014), Google Friend Connect (2008 – 2012) e Google Buzz (2010 – 2011). A quanto potete vedere, la casa di Mountain View è a contatto con il mondo social molto più di quanto Facebook non lo sia mai stato.

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In continua espansione!

Google+ nasce il 28 giugno 2011, e si sviluppa inizialmente attraverso un sistema ad invito per via della sua natura ancora sperimentale. Il servizio raggiunge però un numero talmente alto di adesioni che i programmatori sono costretti a chiudere la modalità di invito già il 30 giugno.

La beta diventa finalmente pubblica il 20 settembre 2011, e nove giorni dopo raggiunge già la cifra impressionante di 50 milioni di utenti attivi, con un ritmo di 625.000 nuove registrazioni ogni giorno; trend destinato a confermarsi anche negli anni successivi: infatti l’1 febbraio 2012 gli utenti sono già 100 milioni, e ad un anno esatto dalla sua nascita ne vengono contati 200 milioni. Il 6 dicembre dello stesso anno si raggiunge la straordinaria quota di 500 milioni di utenti, dei quali ben 145 attivi.

I dati di fine 2013 segnano 1 miliardo e 13 milioni di utenti, di cui attivi poco meno che la metà, ossia 540 milioni, contro i 1.014.000.000 di utenti registrati su Facebook; tale obiettivo è raggiunto anche grazie (o a causa, dipende dai punti di vista) dell’obbligo di utilizzo dei propri account Google Plus per commentare i video su YouTube, inaugurando così la politica del “molti mondi, un solo profilo” di Google. Si stima (ma in maniera del tutto ufficiosa) che nel 2015 i profili abbiano raggiunto la soglia dei 2.2 miliardi.

Google Plus: pregi di un social network maturo

Google Plus nasce sostanzialmente come un social network per adulti; e con ciò non intendo naturalmente nella sua interpretazione hard, bensì nella sua caratteristica maturità: soltanto due anni dopo la sua nascita, ossia nel 2012, è stato abbassato il limite d’età per considerare valida l’iscrizione, da 18 a 13 anni; ciò ha permesso dunque la creazione di una base di utenti adulti – e quindi, in teoria, più matura ed intelligente di quella di un social network come Facebook – considerevole.

Google Plus vs Facebook
The real evolution

Tale maturità la si può trovare in ogni impostazione di Google Plus: i comandi, anche se scomodi e poco intuitivi, hanno contribuito a rendere attiva solamente quella parte di utenza con le capacità e la sufficiente dose di attenzione e pazienza tali da impararne i meccanismi.

Google Plus 3
Devo dire che non ho idea di chi sia, ma la “Forks High School” mi incuriosisce

Anche se poi può sembrare paradossale sentire una definizione del genere venire attribuita ad una creazione di Google, Google plus ha posto come elemento principale della sua attività il rispetto della privacy. Condividere infatti un contenuto con una selezionata cerchia di persone è infatti assai più facile di quanto non accada altrove: ogni qualvolta che si aggiunge una persona alle proprie cerchie (aggiunta che può essere revocata con una facilità molto più simile al defollow di Twitter, che non alla rottura d’amicizia di Facebook), è necessario includerla in una o più categorie da noi create, catalogandola nella sfera degli “Amici”, “Persone che conosco”, “Parenti”… E bisogna stare molto attenti: qualora infatti non ci si imponga una scelta responsabile – e, quindi, matura – nella distinzione delle cerchie, si rischia di andare poi a condividere contenuti anche con persone che non vogliamo che raggiungano quanto siamo andati a condividere. Ma se utilizziamo del metodo, allora possiamo anche arrivare ad avere tra le mani uno strumento assai prezioso.

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La serietà del mio profilo lascia un po’ a desiderare

La struttura del profilo utente ha una vocazione professionale, quasi aziendale: i post sono rigorosamente separati dalle informazioni personali, all’interno delle quali può essere aggiunta una descrizione accurata di sè e dei propri interessi (con tanto di gestione dei font), la lista delle esperienze lavorative e un elenco di link utili, ossia di collegamenti ai profili esterni di altri social network. Un curriculum virtuale.

Google Plus 6
Le mie iscrizioni cominciano ad essere un poco tante

In secondo luogo, un’altro dei campi dove Google plus ha spopolato – e io ne posso dare diretta testimonianza – è stato quello relativo alla gestione dei gruppi: mentre su social network come Facebook o Twitter, o sono impossibili da gestire e spesso scomodi da utilizzare, o non esistono proprio, Google Plus ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. L’accurato sistema di gestione delle categorie dei contenuti da pubblicare ha fatto sì che, specialmente nel campo tecnologico, i gruppi conoscessero una proliferazione quasi inaspettata, creando delle comunità molto attive di utenti realmente appassionati all’argomento a cui il gruppo è consacrato. Tale passione si traduce poi in un rigoroso controllo da parte di amministratori e moderatori degli spammer e dei troll, categoria sociale quasi del tutto assente su Google Plus.

Google Minus: difetti (che saranno tali davvero?) di un macchinoso social network

Naturalmente non sono tutte rose e fiori, e Google Plus possiede anche dei difetti alquanto vistosi: partendo dalla grafica, non si può fare a meno di affermare che non sia il massimo dell’immediatezza. I colori sono abbastanza neutri, non facilitando dunque una suddivisione su base cromatica delle aree da parte dell’occhio, mentre il rosso caratteristico della struttura generale ha la proprietà, se non di infastidire, quantomeno di rendere inquieto l’utente nei momenti di difficoltà.

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Che non vi venga in mente di diminuire lo zoom!

I post, poi, si accavallano nella timeline principale ed in quella del proprio profilo personale in maniera confusionaria: uno accanto all’altro, non sembrano seguire una regola cronologica precisa e non fanno altro che aumentare il senso di confusione iniziale, e francamente si tratta di una delle caratteristiche da me più a stento sopportate.

Google Plus 2
Vogliamo parlare della dimensione delle emoticons?

L’apice di tutti i problemi si rivela invece il macchinoso sistema di iterazione di Google Plus: se da una parte infatti Hangout raggiunge livelli di efficienza assolutamente incomparati, per via della possibilità di tenere una videoconferenza anche con un gruppo assai ampio di internauti in diretta streaming, dall’altra risulta complesso da attivare per la maggior parte degli utenti. Inoltre non si comprende quale differenza ci sia tra la condivisione di un post in privato ed una chat su Hangout; la chat è più immediata e comoda, direte voi, ma la sostanza è sempre la stessa, una condivisone limitata a due persone.

Infine, il tagging e l’utilizzo degli hashtag: se per menzionare una persona è sufficiente aggiungere un “+” accanto al nome, d’altra parte è molto più complicato e frustrante inserire un hashtag; in caso di errore infatti non è possibile modificare la parola, ma occorre cancellarla e riscriverla da capo!

Vogliamo poi parlare del bug che rende sfocate le immagini il 90% delle volte che si tenta di condividere una foto dall’applicazione mobile?

Google Plus vs Facebook: la sostanza contro la forma

Come ho già raccontato in maniera più che approfondita nelle sezioni precedenti, Google Plus è un social network destinato principalmente ad un’utenza adulta; tutto il contrario di Facebook.

Google Plus vs Facebook 2
Fatality!

Non bisogna chiudersi in un’opposizione settaria: i due sistemi nascono da persone diverse e con intenti diversi (uno da un liceale di Harward, l’altro da una multinazionale votata all’espansione e al lavoro), ma non si può fare a meno di notare le profonde differenze che intercorrono e metterle a confronto.

Google Plus vs Facebook 3
Ready? Fight!

Facebook, come ho avuto modo di notare sin dall’anno in cui mi sono iscritto (circa cinque anni fa), è diventato una vorticosa ed attraente macchina per la distrazione; se all’inizio ritenevo del tutto assurda l’eventualità di passarvici sopra più di mezz’ora al giorno, ora la ritengo la dose normale di immersione nel mondo illusorio della socializzazione online. Questo sia perchè col tempo ho imparato a dosare amicizie e “like” alle pagine in modo da avere una bacheca in cui il 90% dei contenuti mi interessa seriamente, sia perchè ormai la ritengo parte integrante della mia quotidiana cattura di informazioni dal mondo, quantunque continui a comprare un quotidiano cartaceo al giorno. A parte dunque questo aspetto “positivo” di Facebook, se confrontato con Google Plus non posso fare a meno di dire che, in quanto ad ottimizzazione dei contenuti e del tempo, il secondo vinca su tutta la linea: la povertà intellettuale che si può riscontrare su Facebook è disarmante e dilagante, e devo ammettere che, nella maggior parte dei casi, produce un totale appiattimento dell’encefalogramma. Spesso mi sono ritrovato a passare ore a discutere su delle futilità con persone mai viste nè conosciute, e risvegliarmi come da un torpore per rendermi finalmente conto dell’accaduto. Perlomeno il macchinoso sistema di commento presente su Google Plus rende stancante e scoraggiante la creazione di flame; l’idiozia e la miseria umana sono comunque presenti anche su questo social network, ma almeno grazie ai gruppi ben organizzati possono essere confinati in spazi recintati (non mi credete? Provate a fare un salto sul gruppo WhatsApp Italia).

Infine, mi tocca dire che, se non fosse per la velocità enormemente superiore dell’app di Facebook nel caricare i contenuti, e per la forza dell’abitudine, sarei passato da tempo a cercare le news del giorno su Google Plus.

Conclusione

Non ho esattamente idea di quali siano i programmi di Google nei confronti del suo social network: ogni sei mesi, puntuale come la Pasqua o la cena con i suoceri, arrivano notizie riguardo al fatto che la casa di Mountain View sarebbe intenzionata a smantellarne la struttura; per una o due settimane tengo il fiato sospeso, dopodichè tutto torna tranquillo come prima. Francamente ritengo, e spero, che Google non abbia intenzione, perlomeno nel breve termine, di chiudere Google Plus, per quanto negativi o denigratori possano essere i dati che gli analisti forniscono: dal punto di vista di “Filosofia Aziendale”, uno smantellamento significherebbe rompere la linea de “tanti mondi, un unico account”, minarne dalle fondamenta la struttura e rivedere completamente, dal punto di vista pratico, il sistema di commento su YouTube, causando perdite su più fronti. Sul lato della credibilità Google ci rimetterebbe, e anche molto, visto che una chiusura significherebbe cedere completamente il campo a Facebook ed ammettere di aver portato avanti, per più di quattro anni, un progetto fallimentare; sul piano dell’affettività Google perderebbe il sostegno ed il supporto di quella fetta consistente di utenti che avevano eletto Google Plus a social network preferito (me compreso), che si sentirebbe giustamente delusa e tradita, come un figlio abbandonato dalla madre. Il che comporterebbe una perdita sul piano delle utenze, poichè sono sicuro che si registrerebbe un’emigrazione in massa da GMail ad altri sistemi di posta elettronica, non tanto per reale validità dell’alternativa quanto piuttosto per semplice ripicca. E considerando che gli utenti attivi su Google Plus solitamente sono gli stessi che si prodigano per acquistare i Top di Gamma Nexus che ogni anno vediamo riempire gli scaffali virtuali, scommetto che un lieve calo lo registrerebbero anche sul piano delle vendite.

Insomma, Google Plus sopravvivrà. Almeno, lo spero.

Se condividete la mia opinione, oppure siete di un parere completamente opposto, non mancate di farmelo sapere nella barra dei commenti qui sotto, oppure inviandomi una mail all’indirizzo [email protected] Altrimenti potete sempre minacciarmi sui miei profili Google Plus (dove potete aggiungermi anche dal badge laterale, naturalmente) e Twitter.

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