WhatsApp Plus e il diritto di copyright – EDIToriale

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WhatsApp Plus, e il suo diretto cugino, WhatsApp Material Design è diventato il protagonista – suo malgrado – della giornata di oggi. Dopo ore di smentite e rincorse, da parte della maggior parte dei siti d’informazione, sull’effettiva veridicità della notizia, ormai l’ufficialità della reazione di WhatsApp è diventata palese anche agli occhi dei più scettici: ban di 24 ore a tutti i possessori (o, almeno, alla maggior parte) del client pirata, azione legale da parte dell’app di messaggistica più famosa al mondo e pretesa dell’immediata chiusura del gruppo di Google Plus che ospitava la fan-base di WhatsApp Plus. Io, per mio conto, mi schiero con WhatsApp, e vi spiego anche perchè.

Cosa sono WhatsApp Plus e WhatsApp MD

WhatsApp Plus 80
Un 2015 veramente breve

Per chi non lo sapesse, WhatsApp Plus e Whatsapp MD sono due client alternativi alla versione ufficiale rilasciata sul Play Store; si trattano di due versioni modificate dell’originale WhatsApp, e sviluppate in maniera tale da venire incontro alle esigenze degli utenti che, sul piano della grafica, pretendono di più. Plus, appunto. WhatsApp Plus permette infatti di modificare i colori delle conversazioni, mentre WhatsApp MD è del tutto strutturato sul piano del Material Design.

I fatti

WhatsApp Plus
Lo screen attraverso il quale l’amministratore del gruppo Google plus di WhatsApp Plus ha comunicato la chiusura dello stesso

Dopo questo iniziale chiarimento, partiamo con la cronologia degli eventi. Tutto ha inizio questa mattina, con una notizia che sicuramente non avrà fatto piacere a molti: WhatsApp aveva iniziato a bloccare gli account, attraverso un ban temporaneo di 24 ore, di tutti quegli utenti che avevano installato sul proprio telefono una delle due versioni modificate: ma queste erano solo le prime avvisaglie di un affondo molto più duro. I legali dell’app di messaggistica più famosa al mondo hanno infatti poi presentato un’ingiunzione “Cease & Desist”, che non solo imponeva agli amministratori di WhatsApp Plus di eliminare ogni link per il download dell’app nella propria community Google Plus, ma addirittura di cancellare l’intero gruppo dal social network di Google. Un colpo molto pesante per il client alternativo, che, a quanto pare, ha dovuto gettare la spugna ed arrendersi. Si vociferava l’ipotesi del rilascio di un fix, ma lo ritengo poco probabile: questa volta il colpo inferto è stato troppo pesante perchè possa essere riassorbito velocemente.

WhatsApp Plus 2
WhatsApp Material Design

Diversa la situazione riguardo WhatsApp Material Design: l’applicazione sembra aver reagito velocemente, probabilmente aspettandosi una mossa del genere da parte di WhatsApp, e ha immediatamente rilasciato l’aggiornamento 3.0 per aggirare il ban ed evitare disastri – ma, soprattutto, fughe di massa di utenti. Questo è il darwinismo tecnologico: sopravvive chi riesce meglio ad adattarsi alle condizioni.

I 3 punti per cui sono d’accordo con WhatsApp…

Repressione
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Un ban di 24 ore non è la fine del mondo…

Questo è quanto è successo, francamente, l’azione di WhatsApp nei confronti di WhatsApp Plus (e, in misura minore, di WhatsApp MD) mi è parsa del tutto legittima e corretta, così come le modalità utilizzate affinchè l’azione di repressione avvenisse. E, notate bene, il termine “repressione” non ha alcun accento negativo: WhatsApp ha provveduto a reprimere dei servizi terzi che non solo utilizzavano indebitamente la propria struttura base per sopravvivere, ma non fornivano l’adeguata sicurezza alle informazioni personali che questi client maneggiavano, naturalmente con il consenso degli utenti. Quanto è successo non si discosta molto dalla chiusura – ipotetica – che lo Stato italiano impone alle manifatture cinesi che falsificano i prodotti delle grandi case di moda, danneggiandone il marchio in termini di credibilità. E la repressione non ha visto per gli utenti danneggiati un ban definitivo con scissione molecolare dello smartphone e lettere minatorie sull’account GMail, bensì un semplice ban di 24 ore, al cui termine è possibile ritornare alla versione ufficiale scaricandola direttamente dal Play Store.

Sicurezza
WhatsApp Plus 1
Siete sicuri di essere sicuri?

Non è tanto il fatto che esistano delle versioni modificate di WhatsApp a minarne la serietà, ma piuttosto la ben minore sicurezza che tali client, le cui risorse economiche sono sensibilmente inferiori alla casa matrigna, possono permettere ai dati personali dei loro utenti. Anzi, se vi collegate alle FAQ ufficiali di WhatsApp (potete trovarle a QUESTO link) potete trovare una nota che esplicitamente ammette che

“L’applicazione WhatsApp Plus non è stata sviluppata e non è autorizzata da WhatsApp. Gli sviluppatori di WhatsApp Plus non hanno alcun rapporto con WhatsApp, e noi non supportano WhatsApp Plus. Sii consapevole del fatto che WhatsApp Plus contiene un codice che WhatsApp non può garantire come sicuro e che le tue informazioni private possono potenzialmente essere passate a terze parti senza la tua conoscenza o autorizzazione”

Tutto ciò che quindi avete condiviso o caricato attraverso WhatsApp Plus o MD è potenzialmente a rischio, specialmente perchè, non essendo un’azienda vincolata da dei termini di legge (si può regolare qualcosa che nasce di per sè illegalmente?), non esiste un vero limite se non gli scrupoli degli sviluppatori. Che potranno essere delle persone onestissime, ma permettetemi comunque di avere qualche dubbio.

Motivazioni
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Sicurezza a rischio per dei colori più pucciosi?

Prendiamo ora concretamente sotto analisi le applicazioni incriminate, WhatsApp Plus e WhatsApp MD. Ciò di cui non mi capacito maggiormente è la ragione che ha spinto migliaia di utenti a mettere i propri dati personali a rischio: che senso ha affidarsi ad un client esterno solo per poter essere in grado di modificare il colore della schermata di conversazione?

Cioè, sul serio?

Trovo più sensata invece l’opzione Material Design, che viene incontro agli utenti mettendo in atto un processo di rivisitazione grafica che WhatsApp non ha ancora intrapreso; personalmente non l’ho mai provato, ma gli screen che ho potuto notare in giro per la rete sono piuttosto gradevoli; ma chiaramente non giustificano un rischio simile.

… Con i dovuti distinguo

Ritardo
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Perchè WhatsApp è stato lento quanto un telefono Samsung?

Non so da quanto tempo WhatsApp Plus e WhatsApp MD siano in circolazione sulla rete, ma considerando che WhatsApp Plus è già giunta alla sua versione 6.70, ritengo che sia più vecchia della sua controparte Material Design, ferma al 3.0 (in arrivo).

Di conseguenza, non posso fare a meno di chiedermi perchè WhatsApp abbia impiegato così tanto tempo per accorgersi dell’esistenza di ben due client modificati e di conseguenza prendere dei provvedimenti, perchè se è vero che le due applicazioni viaggiano nella rete e tendono ad ampliare il proprio bacino d’utenza attraverso il passaparola, coloro che lavorano allo sviluppo dell’app sono comunque esseri umani, e bene o male devono essere venuti a conoscenza degli articoli che pubblicizzavano tali versioni modificate. E perchè attendere così tanto?

Soluzioni alternative
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Perchè Telegram è già arrivato da un bel po’ al Material Design, e WhatsApp si è adagiato sugli allori?

L’azione legale condotta da WhatsApp, come ho già detto, è assolutamente giustificata; ma non vorrei che la faccenda finisse qui, e la repressione assumesse quella sfumatura autoritaria e negativa che all’inizio non possedeva.

Mettendo fuori gioco due client che proponevano delle soluzioni sostanzialmente “fatte in casa” di problemi storici di WhatsApp, ossia l’impossibilità di modificare il colore delle conversazioni e, soprattutto, il tanto atteso aggiornamento allo stile Material Design, l’app ufficiale si è assicurata il mercato unico, e di conseguenza può tornare a dirigere dall’alto lo sviluppo, senza alternative che possano rianimare la discussione in merito alle modifiche da apportare con gli aggiornamenti.

Perchè siamo felici se si incomincia a parlare di WhatsApp Call (non sai cos’è? Clicca QUI per saperne di più), siamo molto contenti se si promette l’arrivo del Material Design, ma oltre alle parole gradiremmo anche i fatti.

“Sicurezza”
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WhatsApp = Facebook, ricordatevelo

WhatsApp, e questo ormai lo sanno anche i sassi, è stata acquistata da Facebook, e Mark Zuckerberg è salito al secondo posto nella classifica delle persone più odiate da Assange (sul primo scalino troviamo Google, e al terzo la Apple, naturalmente). Tutto ciò che scrivete, inviate o fotografate attraverso Facebook o WhatsApp, state sicuri che sia finito nelle enormi banche dati del social network di Harward, in una cartella avente per titolo il vostro, come il mio, nome e cognome.

Il fatto che quindi WhatsApp si lamenti della scarsa qualità della sicurezza del trattamento dei dati personali fa un poco sorridere; tra le righe di quella FAQ possiamo chiaramente leggere “non siamo d’accordo che un servizio alternativo al nostro possa impossessarsi e vendere i vostri dati personali”. Tesi avvalorata dalle turbolente politiche riguardanti la scarsa privacy che Facebook donerebbe agli utenti.

Il mio pensiero penso ormai che l’abbiate capito; se condividete la mia opinione, oppure siete di un parere completamente opposto, non mancate di farmelo sapere nella barra dei commenti qui sotto, oppure inviandomi una mail all’indirizzo [email protected] Altrimenti potete sempre minacciarmi sui miei profili Google Plus e Twitter.

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